Basilica di Santa Maria della Steccata

La basilica magistrale di Santa Maria della Steccata è un santuario mariano realizzato a Parma tra il 1521 ed il 1539 ed elevato nel 2008 alla dignità di basilica minore. Dal 2006 è la sede del Museo costantiniano della Steccata.
Dove sorge l'attuale chiesa della Steccata dal 1392 esisteva un oratorio eretto per ospitare una venerata immagine di san Giovanni Battista affrescata sulla parete esterna di una casa di Strada san Barnaba, l'attuale via Garibaldi.
Verso la fine del XIV secolo sulla facciata dell'oratorio fu realizzato il dipinto di una Madonna allattante, che divenne presto oggetto di particolare devozione da parte dei parmigiani tanto che decisero di custodirla facendo costruire un grandioso santuario.
La costruzione dell'edificio iniziò nel 1521 e venne affidata agli architetti Bernardino e Giovan Francesco Zaccagni da Torrechiara. La cupola fu realizzata da Antonio da Sangallo il Giovane. I lavori terminarono nel 1539 con la consacrazione della chiesa da parte del cardinale Gian Maria Ciocchi del Monte, legato papale a Parma e Piacenza.
Nel 1718 papa Clemente XI sottrasse il santuario alla Congregazione per farne la sede dell'Ordine costantiniano di San Giorgio.
La chiesa ha una pianta a croce greca, con bracci posti sugli assi cardinali e chiusi da quattro grandi absidi simmetriche e tra i bracci sorgono quattro cappelle quadrangolari destinate al culto.
Non è facile stabilire la paternità del progetto dell'edificio, ma Vasari ne "Le Vite" afferma che il disegno sia di Bramante, mentre la cupola centrale del Sangallo sarebbe di derivazione romana.
La pianta ricorda la chiesa della Consolazione di Todi, con alcune differenze, mentre si può affermare che sul "piano di pergamena" la struttura è molto più simile al progetto del Bramante per San Pietro.
L'esterno può essere diviso in tre livelli: 1º livello: absidi e cappelle d'angolo; 2º livello: tetto e presbiterio; 3º livello: cupola.
L'ingresso principale in origine si apriva sul piazzale a sud, successivamente venne traslato sull'abside orientale solo nel XVIII secolo.